Peter Blundell Jones – Implicit Meanings
“The Architectural Review”, 6, June 1985, p. 37-39
The architects of the Organic tradition never succumbed to the compulsive Universalism of the modernist mainstream, to its reductiveness or its zoning mania. Indeed, the dissenting voices of both Aalto and Häring were already being heard at early CIAM meetings. Inspired in different ways by the Gothic Revival and Arts and Crafts traditions, though not untouched by Neo-Classicism, they pursued an architecture of specific responsiveness, making the most of the given conditions of the task, exploiting both content and context.
There are many examples of the kind of relationship between built form and social organization. Wright’s “Usonian” houses clearly differentiate social territories and arrange them hierarchically, while a complex layering of thresholds invokes a powerful sense of increasing and decreasing enclosure. Almost all Scharoun’s later work and much Aalto’s, as well as that of their followers, can be seen in terms of socially based spatial progressions bound to a local context. Among the clearest of examples are Scharoun’s school designs, with their definite social territories and untidy aggregation of small elements, each designed in its own terms. This makes a school into something like a village, with internal street spaces recognizable through their subservience to other more positive elements. In its spatial development, Organic architecture has proved highly innovative.
New technical means paved the way to the development of a new transparency and fluidity of space, which served not to destroy the old territorial distinctions but to provide a new range of more subtle definitions, a new kind of layering. Such architecture does not travel well precisely because it is so specific to place and purpose.
“The Architectural Review”, 6, Giugno 1985, p. 37-39
Gli architetti della tradizione organica non hanno mai ceduto all’Universalismo compulsivo della corrente modernista, alla sua riduttività o alla sua mania di zonizzazione. In effetti, le voci dissenzienti di Aalto e Häring si erano già fatte sentire nei primi incontri del CIAM. Pur se differentemente ispirati in dalle tradizioni del Gothic Revival e dell’Arts and Crafts, benché non insensibili al Neo Classicismo, perseguivano un’architettura di una determinata sensibilità, utilizzando al meglio le condizioni imposte dal compito, sfruttandone sia il contenuto che il contesto.
Numerosi sono gli esempi del rapporto che instauravano tra forma costruita e organizzazione sociale. Le case “Usoniane” di Wright differenziano nettamente i vari territori sociali disponendoli gerarchicamente, recingendoli a volte in maniera limitativa o allargata tramite una complessa stratificazione dei confini. Quasi tutti gli ultimi lavori di Scharoun e molti di quelli di Aalto, al pari di quelli dei loro discepoli, possono essere interpretati quali progressioni spaziali legate socialmente al contesto locale. Tra gli esempi più evidenti ci sono i progetti per le scuole di Scharoun, con i loro territori definiti socialmente e una disordinata aggregazione di piccoli elementi, ognuno progettato nel suo specifico. La scuola diventa dunque simile ad un villaggio, con spazi interni quali le strade riconoscibili in quanto subordinati ad altri elementi di maggior rilievo. In questo suo allargarsi nello spazio, l’architettura organica è stata realmente innovativa.
Le nuove tecnologie hanno aperto la strada allo sbocciare di una nuova trasparenza e fluidità dello spazio, senza distruggere le vecchie distinzioni territoriali, fornendo nel contempo una nuova gamma di definizioni più sottili, un nuovo tipo di stratificazione. Tale architettura stenta a diffondersi proprio perché nasce per uno specifico luogo e scopo.

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