Premio
Bruno Zevi 2011
Dichiarazione finale con motivazione dell'assegnazione del premio al saggio:
Il quinto Premio Bruno Zevi per un saggio
storico-critico è assegnato
all’unanimità al saggio Basta
esistere. Leonardo Ricci: il pensiero e i progetti per le comunità, riscontrandone la piena sintonia con
la sezione “lo spazio protagonista dell’architettura” del
Premio e apprezzandone la valida elaborazione critica dei contenuti etici
ed estetici.
La vincitrice, MARIA CLARA GHIA è Dottore di Ricerca presso la Facoltà di
Architettura della Sapienza Università di Roma.
L’autrice parte dalla difficile e radicale filosofia di Leonardo Ricci
che intende diventare “anonimo” abbandonando miti e maestri del
XX secolo, per lasciare invece fluire una creatività progettuale capace
di tradurre l’utopia dell’immaginazione in un concreto modo alternativo
di vivere. L’idea di architettura comunitaria, organica e integrata
alla terra, di Ricci, perciò, è valutata come una “pratica
con(tro) la tecnica”, in quanto quest’ultima solo se è pienamente
padroneggiata dall’architetto, e mai accettata come finalità prevaricatrice,
può diventare strumento capace di trasferire l’immaginario in
un realtà nuova, responsabile, persino portatrice di felicità.
In un confronto diretto tra pensiero e opere, Maria Clara Ghia fa emergere
i significati della poetica di Ricci con una penetrante analisi dei villaggi
comunitari di Agàpe a Prali, di Monte degli Olivi a Riesi – costruiti
dall’architetto per il Pastore valdese Tullio Vinay – o di Monterinaldi
(Fiesole), fino alla casa ivi costruita per sé. L’autrice mette
in evidenza anzitutto il tentativo di Ricci di ritornare all’essenza
stessa dello “stare nel mondo” in relazione diretta con le cose,
quasi in un rapporto primordiale, debitore però anche alla corrente
esistenzialista conosciuta direttamente nell’esperienza parigina. Ne
consegue la rivalutazione della matericità originaria di elementi
architettonici, quale il muro fatto di pietrame grezzo o le superfici in
cemento lavorate a mano, la stessa aria e la luce che avvolgono o penetrano
gli edifici. Plasmati in forme che sprigionano una sorprendente creatività,
essi sono ricondotti così alle loro “funzioni originarie”:
lo stare insieme, il vivere in modo naturale, lo spazio attivo e riposante
della vita familiare. Nuova umanità, forma, spazio, tecnica, terra
e architettura fusi gli uni negli altri.
Menzione speciale:
La giuria ha ritenuto altresì di segnalare il saggio Toward
Research Practice: Frederick Kiesler’s Design-Connnection Laboratory di
Stephen Phillis, attualmente Residential Postdoctoral Fellow alla Getty
Research Institute e Smithsonian American Art Museum. L’autore
indaga i metodi e l’insegnamento del progetto di architettura in
ambito interdisciplinare, spiegando con intelligenti approfondimenti
come il laboratorio, luogo in cui convergono indagini storiche, teoriche,
tecniche e artistiche, diventi per Kiesler il nuovo paradigma della design-research.
La giuria:
Alexander Levi
Zeuler Lima
Massimo Locci
Luciana Miotto
Alessandra Muntoni |