PREMIO ANNUALE DELLA FONDAZIONE BRUNO ZEVI - ROMA
PER UN SAGGIO STORICO-CRITICO SULL’ARCHITETTURA
Dichiarazione finale
con motivazione dell’assegnazione del premio
La delibera della giuria, composta da Giovanni Carbonara, Philippe Duboy, Mary McLeod, Sergio Pace, James Wines, assegna il Premio Bruno Zevi 2009 al saggio:
Architecture and the Politics of Reading: The Case of the Generalstâb Building in Belgrade
di Vladimir Kulic
Saggio elaborato con vivo senso critico e ampiezza di vedute. Affronta argomenti che meriterebbero di essere meglio conosciuti fuori della Serbia e fornisce, inoltre, uno strumento utile ad impostare il restauro dell’edificio di cui si tratta, oggi considerato un monumento a tutti gli effetti, colpito dai bombardamenti del 1999.
Il saggio studia il Generalstâb, complesso realizzato nel centro di Belgrado per ospitare il quartier generale dell’esercito iugoslavo, progettato e realizzato dall’architetto serbo Nikola Dobrovi? fra il 1954 e il 1963. L’autore rileva come il giudizio storico-critico e lo stesso significato dell’opera siano cambiati nel corso degli ultimi cinquant’anni col mutare del contesto politico, ideologico e culturale manifestatosi in Serbia.
La critica architettonica, sostiene sempre l’autore, ha voluto imprimere sull’opera valenze che né l’architetto né la committenza intendevano sottolineare, esprimendo giudizi di valore che esaltano il legame fra la cultura architettonica serba e quella centroeuropea piuttosto che riconoscere nell’edificio un simbolo dell’identità nazionale, secondo l’intenzione effettivamente espressa dal progettista il quale intendeva commemorare una leggendaria battaglia fra partigiani comunisti e soldati nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
L’autore del saggio inquadra la figura e l’opera dell’architetto Dobrovic nel suo contesto culturale e geografico ponendone in rilievo i legami con la cultura francese (in particolare col pensiero di Henri Bergson); ricostruisce poi la vicenda ideativa dell’edificio analizzandone accuratamente il processo formativo. Spiega come la forma ‘a canyon’ alluda al luogo dove numerosi partigiani yugoslavi persero la vita in occasione della menzionata battaglia.
Il saggio si articola fra accurati riferimenti archivistici, un’attenta lettura diretta del monumento e un equilibrato inquadramento nel contesto storico-culturale all’interno del quale si svilupparono l’ideazione e la costruzione dell’edificio, e mantiene un sano distacco nei confronti delle vicende storiche e politiche, anche di quelle più attuali.
Un saggio brillante, culturalmente aperto, ben strutturato e chiaramente argomentato, originale per i numerosi spunti interpretativi che offre.
La giuria ha inoltre segnalato come meritevoli d’attenzione due altri saggi.
In primo luogo quello su
Il restauro nell’opera di Franco Minissi. Dialogo con l’antico ed elementi di modernità
per la sua chiarezza di metodo, l’accuratezza e l’intelligenza critica, nonché per l’esplicito impegno a difesa di un singolare patrimonio ‘contemporaneo’ attualmente sottoposto a gravi rischi di danno e alterazione, derivanti proprio dalla sua sottovalutazione e incomprensione;
poi anche il saggio sulle
Forme dello spazio. Arte e architettura in Russia-Urss (1910-1925)
per la sua impostazione originale e sostenuta da un solido supporto filosofico, per la coerenza del ragionamento e anche per l’apparato bibliografico eccellente, nonostante le asperità della letteratura presa in esame.
Roma, ottobre 2009
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