Essendo commosso e dovendo essere breve, ho scritto una piccola nota nel ricordare e celebrare Bruno Zevi. Tra le parole più adeguate ritroviamo quelle usate dall'American Institute of Architecture, con le quali gli fu conferito l'Institute of Honour nel 1984 che così recitavano: "A Bruno Zevi storico, critico, fautore per i suoi contributi, quale dominante interprete europeo della tradizione architettonica americana, per la lotta durata tutta una vita a favore di un ambiente veramente umano e colto. Appassionato e tenace assertore dell'integrazione tra valori democratici e concezioni architettoniche che egli ha rivelato come gli edifici riflettono l'anima di una società. Vibrava nello Zevi una passione illimitata per l'architettura e l'impegno politico e il rigore nella difesa delle idee che ne hanno segnato le scelte e la militanza. Era una di quelle persone che sanno di avere individualmente un compito di partecipazione alla storia che riferiva le coordinate della propria posizione di critico e di architetto, fino al procedimento di revisione della realtà sociale, alla riflessione sui presupposti etici e non solo sul piano pratico, osservando il mondo sempre con divorante outointerrogazione. Siamo qui oggi per celebrare l'inaugurazione della scalea a Bruno Zevi, significativamente uno spazio all'aperto, a sottolineare quanto lo Zevi puntasse a tradurre in gioia l'arcaico timore per i valori materiali ed invisibili degli invasi aperti, cercando di indurre a vivere gli spazi recependone i vari spessori, i messaggi ed i significati. Contrariamente a quanto accade negli invasi racchiusi, scriveva lo Zevi, gli spazi urbani aperti si qualificano per la molteplicità delle loro slabbrature, le figure geometriche si alterano per colloquiare con l'intorno, stabilendo incessanti rimandi e affluenze, l'atmosfera, la luce del cielo, la nebbia, i temporali, la neve, il traffico, gli elementi naturali, gli eventi del quotidiano, rendono questi vuoti continuamente mutevoli, il codice del non costruito esige una percezione, una sapienza di letture, quantomai ardua e complicata, poiché il riferimento agli involucri edificati e agli altri spazi aperti sono innumerevoli. Una lezione di vita di insegnamento, di percorso quello di Zevi che ha incoraggiato e incoraggia ancora i giovani, nell'impegnare il proprio potenziale analitico e creativo, nella grande e affascinante impresa, di progettare senza pregiudizi, un ambiente umano.

(Intervento di Salvatore Dierna, Preside della Facoltà di Architettura dell'Università Roma 3, in occasione della inaugurazione delle targhe "Scalea Bruno Zevi" - Roma, 24 febbraio 2003)