C’è qualcosa di molto semplice in gesti come questi, eppure sono questi piccoli gesti che rimangono nella storia di una città;la cosa affascinante del lavoro che facciamo è che quando si apre qualcosa, sia esso un asilo nido, o uno spazio culturale come l’Auditorium, che è poco lontano da qui, durerà per centinaia di anni e diventerà compagno di generazioni e generazioni di romani. La stessa cosa vale per i nomi dei luoghi di questa città. Noi, Gianni Borgna ed io, facciamo un lavoro molto attento nella definizione degli spazi, dei luoghi e dei nomi delle strade che veniamo dedicando a persone che hanno dato alla nostra città, o al nostro paese, o al mondo, un contributo del tutto particolare. Io sono convinto che ci sia qualcosa di semplice e di gigantesco, nella tessitura di un filo di memoria, attraverso questa scelta di dedicare strade, piazze o luoghi come questo, che attraversa la città e che può per questa via consentire di portare con se nel tempo le cose migliori dell’esperienza storica, culturale, civile che la città ha conosciuto. Abbiamo lavorato a lungo nella ricerca dello spazio giusto per Bruno Zevi. Uso non a caso la parola giusto, la uso qui, alla presenza di Tullia, di Adachiara, di Luca, alla presenza di Leone Passerman, di Riccardo Pacifici, di Dario Coen, del Rabbino Della Rocca, di tanti altri che sono qui a testimoniare anche il senso di appartenenza che Bruno Zevi aveva a una comunità come quella israelitica romana. Le persone giuste al posto giusto; io penso che questo sia il posto giusto, e oggi appare ancora più bello, perché ci capita di vivere una giornata così tiepida, così inusuale per un mese naturalmente algido come il mese di febbraio. Abbiamo fatto un po’ lo stesso ragionamento quando abbiamo pensato a Giulio Carlo Argan, che era stato sindaco di questa città, oltre ad essere un grande intellettuale, un grande storico dell’arte. Siamo andati alla ricerca di luoghi nei quali il nome di queste persone potesse essere collocato con un senso e qui sicuramente il senso c’é. Villa Borghese è cambiata, è cambiata molto ma è rimasta se stessa, voglio dire è cambiata per rimanere se stessa e quest’anno, che sarà il centenario dell’apertura di Villa Borghese e che accompagneremo con tante manifestazioni, con tante celebrazioni e tanta gente verrà qui, tanta gente comincerà, guardando quella targa, a sapere che la città di Roma ha voluto rendere onore ad un uomo come Bruno Zevi.
Io ricordo la mattina del suo funerale, ricordo lì al Verano, era una giornata quella sì, fredda, tanta gente, tanti suoi amici, tanti intellettuali, tanti compagni di battaglie politiche e civili, essendo difficilmente distinguibile in Bruno Zevi, anche per come l’ho conosciuto personalmente, il confine della ricerca intellettuale da quello della passione civile. Per fortuna in questo paese per generazioni, la generazione che ha liberato l’Italia dal fascismo e quella che ha costruito la democrazia, riusciva a coltivare l’uno e l’altro, riuscendo a distinguere queste due dimensioni quando esse dovevano essere distinte, riuscendo a unirle quando esse dovevano essere unite. Io credo che Bruno Zevi non avrebbe amato una cerimonia retorica e penso che questa cerimonia tutto abbia fuorché il carattere retorico che potrebbe assumere una circostanza di questo genere. Il suo carattere non lo avrebbe sopportato e avrebbe bollato ciascuno di noi con una parola che avrebbe potuto inchiodarlo e tuttavia a me piace ricordare Bruno Zevi in uno spirito assolutamente non retorico; per questo Gianni (Borgna) ha fatto bene a dire che anche nella parte finale della sua vita aveva voluto essere presente all’intitolazione di un luogo dedicato a Carlo e Nello Rosselli, due persone della cui memoria e del cui lavoro intellettuale e politico penso che dovremo tornare a occuparci presto. Bruno Zevi ha condiviso quella grande esperienza, quel grande movimento purtroppo non sufficientemente ascoltato nella società italiana che fu il movimento di Giustizia e Libertà, il Partito d’Azione, dalle cui fila vengono gran parte delle persone migliori che questo paese abbia conosciuto. Lì dentro c’era un’ansia, una indistruttibile ansia, una indistruttibile voglia di difendere la libertà e la democrazia e il pluralismo delle idee e la possibilità per ciascuno, quale che fosse il regime che glie lo impediva, di poter dire le sue opinioni. E' una corrente di pensiero che ha, come le grandi correnti di pensiero, attraversato in profondità la storia italiana e che penso oggi sia tra le più feconde alle quali si possa attingere per guardare al problema, assolutamente dischiuso di fronte a noi, di come far coesistere nella società moderna il pluralismo, la libertà e la crescita economica.
Anche da questo punto di vista l’esperienza politica, culturale, civile di Bruno Zevi s’incontra con la sua ricerca intellettuale e persino con la sua idea di città. Ho ritrovato, leggendo delle cose per questa circostanza, la sua contestazione del modello di città ideale fatta tutta di schemi razionali, tutti perfetti, tutti assolutamente intangibili a favore dell’idea di città in progress che si fa aggiungendo e sostituendo, che si fa esattamente come noi stiamo cercando di fare, dopo tanti anni di assenza di regolazione, per la Roma futura. La Roma che deve cercare di costituire nel panorama delle grandi metropoli moderne, un esempio di vivibilità e di comodità. Anche da questo punto di vista, per rispettare e per onorare la sua ricerca intellettuale, il suo lavoro di studioso, di architetto, per onorare e per rispettare il suo percorso umano e anche la persecuzione subita, dobbiamo credo tutti quanti non dimenticare, perché i ragazzi non dimentichino, che è capitato in questo paese che una persona come Bruno Zevi, come tante migliaia di altre, in ragione del fatto che era ebrea, è dovuta andare lontano dal luogo dove voleva stare. In ragione anche delle idee culturali e politiche di Bruno Zevi, per tutti e tre questi motivi, la città di Roma oggi è onorata di poter intitolare uno dei suoi luoghi più belli, a una delle persone che nel corso di questi cinquant’anni hanno più onorato l’impegno culturale, civile, la battaglia politica e morale di questo paese. E’ dunque con questo sentimento, con questo spirito, che noi ora tireremo giù quel drappo con i colori della città e sarà per tutti noi un momento giusto, per usare ancora l’espressione con la quale ho cominciato. Grazie.


(Intervento di Walter Veltroni, Sindaco di Roma, in occasione della inaugurazione delle targhe "Scalea Bruno Zevi"
Roma, 24 febbraio 2003)