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Il 12 settembre 1995 la Commissione toponomastica del Comune di Roma approva,
con 11 voti favorevoli e 4 contrari (Rosanna Barbiellini Amidei, Roberto
Bruni, Giorgio Roberti, Pavan) la proposta del Sindaco di Roma Francesco
Rutelli di intitolare al ministro fascista Giuseppe Bottai l'esedra prospiciente
la Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Valle Giulia. Un affronto che suscita
proteste immediate e indignate: dei rappresentanti della Comunità
ebraica di Roma, delle associazioni nazionali ex deportati e perseguitati
politici, di alcuni parlamentari di Rifondazione, dei Verdi, dei Democratici
di Sinistra. Una petizione raccoglie in poche ore oltre 3500 firme: Rutelli
ritiri subito la proposta; nessun riconoscimento venga dato a uno dei maggiori
responsabili della promulgazione e applicazione delle leggi razziali. |
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Il
15 settembre la Giunta comunale vota compatta la delibera che rende esecutiva
la decisione della Commissione toponomastica, con la sola eccezione di Loredana
De Petris.
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Ma
la mobilitazione democratica e antifascista, a Valle Giulia, sotto le finestre
del Sindaco e al Circo Massimo, costringono il 19 settembre Rutelli a fare
macchina indietro.
Bruno Zevi è stato tra gli oppositori più convinti e partecipi.
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Per
questo, quando il 21 gennaio 2000, a pochi giorni dalla sua scomparsa, un
gruppo di intellettuali, tra cui Rita Levi Montalcini, Furio Colombo, Gad
Lerner, Francesco Rosi, Piero Sartogo, propone di intitolargli un luogo
a Roma, in molti, compreso l'allora Ministro dei Beni Culturali Giovanna
Melandri, si fa strada l'idea di dedicargli proprio quello negato a Bottai.
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Lo
stesso che il 30 dicembre 2002 la Giunta Comunale intitola "Scalea
Bruno Zevi". |
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