La cittadinanza mancata

Ricevo una lettera del Sindaco di Ferrara, Roberto Soffritti, datata 17 febbraio 1990:
«Gli studi approfonditi e appassionati che da decenni Ella ha dedicato alla storia urbanistica ferrarese, contribuendo in modo decisivo a farla conoscere nel mondo, e l'apporto critico e scientifico che ci viene dalla Sua partecipazione alla Commissione Consultiva per il Parco e le Mura, costituiscono ormai una ragione di relazione così stretta e organica con la cultura ferrarese, che ci pare un logico e gradito corollario la proposta di attribuirLe la cittadinanza onoraria. Voglio sperare che accolga quest'idea con la stessa simpatia che animano la Giunta e il Consiglio che l'hanno formulata».
Sono felice, aspetto che fissino la data della cerimonia che alcuni ipotizzano di posporre nel quadro delle celebrazioni del 1992. Ma... Fulmine e tempesta. Giunge la notizia che la Soprintendenza ai Monumenti sta massacrando il famoso Palazzo dei Diamanti sul corso Ercole d'Este. Una peculiarità estetica saliente di quest'opera progettata da Biagio Rossetti è quella di inserire, tra il manto lapideo delle facciate e il cornicione, una fascia in laterizio di straordinaria originalità. Ebbene, le addette alla Soprintendenza stanno brutalmente cancellando questo segno artistico, imbiancano i mattoni e appiattiscono l'immagine non si sa per quale insana e perversa ragione.
Scrivo subito al Sindaco: se il Comune resta passivo di fronte a un delitto di questa portata, un massacro gratuito e insulso, frutto solo di tracotanza da parte di coloro che dovrebbero salvaguardare i monumenti, io non posso accettare la cittadinanza onoraria. Ne soffro.
Risposta: silenzio.