Zevi, ferrarese senza rancori

"il Resto del Carlino", luglio 1997, di Eleonora Rossi.

«Nessun rancore. Merito questa cittadinanza onoraria per il prolungato ostracismo, per la lunga e sistematica esclusione da questa città, per il cumulo di insulti e scherni di cui sono stato oggetto durante congressi, convegni e riunioni organizzati e svoltisi qui senza neppure invitarmi.» Con queste parole, pronunciate in tono provocatorio, ieri pomeriggio Bruno Zevi, professore, studioso, esperto di Ferrara ha accettato la cittadinanza onoraria consegnatagli dal Sindaco Roberto Soffritti.
«Alcuni sospettano che la cittadinanza onoraria venga attribuita a personalità in stato di avanzata arteriosclerosi -incalza Zevi con ironia- io sono qui ad attestare che il consiglio comunale mi conferisce la cittadinanza non come premio ma come incentivo per occuparmi di temi scottanti che mi interessano».
Architetto, urbanista, appassionato conoscitore di Ferrara, a partire dagli anni '50 Zevi ha dedicato approfonditi studi alla nostra città e in particolare all’opera dell’allora quasi sconosciuto Biagio Rossetti. “Biagio Rossetti, architetto ferrarese, il primo urbanista moderno europeo” del 1969, “Saper vedere l’urbanistica” del ’71 e l’ultima riedizione del ’97 “Saper vedere la città” rappresentano «studi fondamentali, animati dal rigore dello storico e dallo slancio del politico che interpreta il passato come stimolo del presente, in un’organica fusione tra urbanistica e architettura», spiega Giovanna Marchianò, Presidente del Consiglio Comunale. «Ferrara deve moltissimo a Zevi –aggiunge Paolo Ceccarelli, preside dell’ateneo di architettura- poiché ha saputo promuovere studi intelligenti e originali impegnandosi a fondo sul piano etico e civile». Il Presidente della Provincia Paolo Siconolfi riconosce a Zevi e a Roberto Longhi il merito di aver inventato Ferrara come «città d'arte». Si vorrebbe proseguire l’opera intrapresa da Zevi -sottolinea il Sindaco- in collegamento con i progetti elaborati dall’Unione Europea per dare a Ferrara una dimensione internazionale moderna, ma integrata con le sue radici e la sua cultura, valorizzando il centro storico e recuperando la dimensione 'umana' della città. Ma Zevi attacca l'inconsistenza o la mediocrità di progetti che dovrebbero essere rielaborati, riportando i risultati della ricerca sulla cultura svolta da Umberto Eco e Roberto Grandi: «L'urbanistica è in crisi. Il ruolo di Piet Mondrian è stato occupato da Jackson Pollock. La trama ortogonale è stata sostituita dal ‘dripping’, dalle scolature.» Zevi appare critico e provocatorio, ma non si esime dal proporre soluzioni inedite:«Ha mai pensato, signor Sindaco, di chiamare un genio come Frank Lloyd Wright a progettare sia pure un canile per Ferrara? Un atto del genere avrebbe portato questa città all’avanguardia della cultura internazionale. Si è optato invece per la via opaca, per un’architettura corretta, vagamente ispirata, sostanzialmente anodina». Zevi non rispolvera la vecchia questione del Palazzo dei Diamanti, ma denuncia lo scempio del Palazzo di Ludovico il Moro, il non-finito più significativo e affascinante della vicenda architettonica italiana, assassinato in omaggio ad una concezione accademica e livellatrice. Ma, dopo aver spezzato una serie di lance, ammette: «In questa città mi sento a casa mia e la cittadinanza onoraria che mi conferite è un po' la legittimazione ufficiale di un'acquisizione interiore».