Gli intellettuali: perché nelle liste ci siamo anche noi

“Corriere della sera”, 15 maggio 1983, a cura di Paolo Conti e Antonio Debenedetti

Bruno Zevi (architetto, candidato nelle liste del PSI).
Elio Vittorini affermava che cultura e politica si identificano nei momenti di emergenza, cioè quando si manifestano eventi rivoluzionari o tentativi di restaurazione. La mia biografia conferma la tesi di Vittorini. Ho partecipato intensamente alla lotta politica in tre periodi: durante il fascismo, nella cospirazione condotta dal movimento “Giustizia e Libertà” di Carlo Rosselli. Poi, durante gli anni successivi alla liberazione nelle file del Partito d’Azione. Infine, nel 1953, al tempo della «legge truffa», nel movimento di “Unità Popolare” di Ferruccio Parri e Pietro Calamandrel. A me sembra che questo sia un momento pericoloso, in cui si tenta di far regredire il paese sia sul terreno politico che su quello culturale. Non solo la destra e il centro, ma anche un vasto settore della sinistra stimolano la restaurazione; basti pensare che, in architettura, la neo-accademia e il post-moderno si incarnano in personaggi della sinistra. Di fronte a uno sfascio del genere, gli intellettuali non possono stare alla finestra, aspettando di vedere come andrà a finire. L’atmosfera dell’università e dell’industria culturale è già irrespirabile. Gli uomini liberi devono scuotersi: è in gioco il ruolo dell’Italia nel circuito della cultura occidentale.