Presidente del Partito Radicale
Dopo la morte di Enzo Tortora, mi eleggono presidente
del partito. Ne sono felice e al congresso di Budapest del 1988 propongo
un «Manifesto-appello» qui riassunto.
Sorgono però difficoltà: al consiglio federale di Strasburgo,
poi a quello dell'Hotel Ergife a Roma. Il dissenso verte su due punti: a)
la prospettiva di chiudere il partito, in considerazione della sua condizione
finanziaria; b) la necessità di una guida di emergenza, che abolisca
tutti gli organi statutari del partito, e affidi i pieni poteri a quattro
persone: il presidente, il segretario, il tesoriere, il presidente del consiglio
federale.
Non sono d'accordo sul primo punto, e meno ancora sul secondo. Non voglio
far parte del «quadriumvirato», perciò mi dimetto dalla
carica di presidente. Con intelligenza e generosità, Marco Pannella
mi propone come presidente d'onore. A questa carica tengo molto, e vorrei
che non fosse meramente decorativa. Ma, finché dura il quadriumvirato
con pieni poteri io sarò fuori centro, fuori fase. Nel 1992 le liste
Marco Pannella hanno segnato un'ulteriore distinzione.