"Bruno Zevi on modern architecture"

Andrea Oppenheimer Dean, redattrice del «A.I.A. Journal», mensile del prestigioso American Institute of Architects, incontra Ada Louise Huxtable, critico di architettura del «New York Times»: «Ho un'idea, chiedere una borsa di studio per sei mesi e, a Roma, approfondire il modo di pensare di Bruno Zevi». «Ottimo», risponde la Huxtable, «era tempo di svolgere questa ricerca. Conta sul mio pieno sostegno». Bill Lacy, che più tardi dirigerà a New York la scuola di architettura della Cooper Union, è presidente dell'American Academy in Rome.
Approva la richiesta e la Dean da Washington, D.C., viene catapultata sul Gianicolo.
“Bruno Zevi on Modern Architecture” esce nel 1983 presso Rizzoli International di New York. È composto da pagine biografiche e interviste su esperienze, idee e ideali. Segue un'ampia antologia di scritti, che partono dall'opuscolo anti-Gropius “An Opinion on Architeciure” del 1941 e si concludono con un intervento svolto alla Graduate School della Harvard University nel 1982. Un capitolo fondamentale, destinato ad avere vasta risonanza, è “Ebraismo e concezione spazio-temporale dell'arte”, pubblicato in italiano in “Pretesti di critica architettonica”, Einaudi, Torino 1983. Il libro di Andrea Oppenheimer Dean completa l'opera di penetrazione nella cultura anglosassone esplicata per decenni mediante conferenze, articoli, collaborazioni a riviste, e i seguenti volumi: “Towards an Organic Architecture”, Faber & Faber, London 1949; “Architecture as Space - How to Look at Architecture”, Horizon Press, New York 1957 e Da Capo Press, New York 1993; “The Modern Language of Architecture”, University of Washington Press, Seattle 1978 e Van Nostrand Reinhold Company, New York 1981.
Andrea Oppenheimer Dean "Bruno Zevi on modern architecture", Rizzoli International, New York 1983.