Asse Attrezzato e nuovi centri direzionali di Roma
Con Vinicio Delleani,
Mario Fiorentino, Riccardo Morandi, Vincenzo, Fausto e Lucio Passarelli, Ludovico
Quaroni.
Lavoro promozionale per salvare Roma dalla rovina, dimostrando la fattibilità
di quanto previsto dal Piano Regolatore del 1962, tuttora additato a esempio
nella cultura urbanistica internazionale.
Una capitale vertebrata da un sistema direzionale scorrevole e flessibile,
culminante nei fulcri di Pietralata e Centocelle raccordati all'Eur e ai quartieri
che recingono il centro storico.
Nella carenza di iniziative statali e comunali, si configura un coraggioso
intervento metropolitano che, da un lato, preserva le zone antiche e, dall'altro,
evita la devastazione del territorio.
Asse Attrezzato e poli direzionali per “Roma 1970”
"Avanti!", 3 febbraio 1968
Il compagno Bruno Zevi pubblica sull’ultimo
supplemento del settimanale “L’Espresso” un interessante
articolo sulla situazione urbanistica romana, la sua storia recente e le sue
prospettive in relazione anche alle celebrazioni ormai prossime per il centenario
di Roma capitale. Dopo aver ricordato il compimento degli sventramenti dei
“Borghi” e il forzato “pompaggio” in direzione dell’EUR,
il compagno Zevi fa una rapida panoramica degli anni ruggenti della speculazione
edilizia. Pubblichiamo di seguito alcuni brani della seconda parte dell’articolo
in cui il compagno Zevi avanza alcune proposte (progetto dell’Asse Attrezzato
e dei poli di Pietralata e di Centocelle) da realizzare in occasione di “Roma
‘70”: tali proposte ci trovano interamente consenzienti e ribadiscono
quanto già prima auspicato da “Avanti!”
Il Piano Regolatore è ufficialmente adottato nel 1962: vittoria incontestabile
della partecipazione socialista al Campidoglio. Del resto, il costume amministrativo
cambia registro: gli scandali, i favoritismi, le costruzioni in deroga al
regolamento edilizio, le lottizzazioni abusive si riducono sensibilmente.
L’Assessorato al Patrimonio affronta il problema della 167 con larghezza
di vedute, impegnando vastissime zone per i futuri quartieri economici e popolari.
Benché la DC non ceda mai il controllo del Piano Regolatore, l’organismo
malato di Roma, dopo quasi cento anni di ricadute, mostra un deciso miglioramento;
comunque non si aggrava. Oggi, nel gennaio 1968, giace ibernato, in attesa
di subire un’operazione che lo avii verso una guarigione almeno parziale.
Senza un immediato intervento, però, sarà la paralisi.
Da cinque anni l’amministrazione ha assunto l’impegno di costituire
un “Istituto Permanente per la Programmazione Urbanistica”, organo
indispensabile per attuare il piano; ma la DC finora ha posto il veto, per
potenziare il “Placido Martini”, i cui compiti non riguardano
affatto la città. Ogni tanto, una bella dichiarazione della Giunta
promette di rompere l’inerzia aggredendo il tema più importante,
quello dell’Asse Attrezzato e dei centri direzionali. Poi non accade
nulla. Ovviamente, l’iniziativa privata, non essendo convogliata nelle
zone predisposte dal piano, non potendo costruire un solo edificio lungo l’Asse,
preme per ottenere altri settori di espansione. Non solo: in mancanza di aree
disponibili, il prezzo di quelle già destinate alla fabbricazione sale
in misura esorbitante. È chiaro: dopo cinque anni dall’approvazione
del Piano Regolatore, o lo si attua oppure lo sia annulla.
A Roma però si trova sempre un compromesso: invece di attuarlo o annullarlo,
lo si corrompe. Si pensi ai nuovi centri di Pietralata e Centocelle, che il
grande arco viario ad est dovrebbe congiungere all’EUR. Recentemente
è stato bandito un concorso per il progetto di un ospedale a Pietralata
e 25 ettari di Centocelle sono stati assegnati alla Facoltà di Ingegneria
per la sua nuova sede. Cosa hanno a che vedere un ospedale e una Facoltà
universitaria con i centri direzionali? E perché mai la Facoltà
di Ingegneria deve situarsi fuori dalla seconda città universitaria,
prevista a Tor Vergata? Senza un programma disegnato, plani-volumetrico, la
stessa università è insidiata: i lettori già sanno che
si tenta di mutilarne la superficie in omaggio a "vini tipici" inesistenti.
Leggera ripresa nel 1962, andamento stazionario per un quinquennio, minaccia
di cedimenti: tale è il referto urbanistico di Roma; un altro collasso
sarebbe mortale.
Alla diagnosi, ancora per poco, può seguire una terapia. Verte su due
iniziative:
a) l’Istituto di Pianificazione, una “authority” tecnicamente
responsabile dello sviluppo metropolitano;
b) il progetto dell’Asse Attrezzato e dei poli di Pietralata e Centocelle.
Per costituire l’Istituto, occorre volontà politica; la decisione
spetta ai socialisti che lo hanno sempre propugnato pur senza riuscire a superare
il veto D.C. Per l’Asse Attrezzato necessita forse anche un incentivo
specifico. È offerto dalle celebrazioni di “Roma ‘70”.
Per il cinquantenario dell’Unità, nel 1911, l’Italietta
modesta ed irrisa seppe incidere sull’organismo urbano, sistemò
Valle Giulia e dette avvio ai quartieri Prati e Mazzini. Non vi è alcuna
possibilità che l’Italia della prosperità e del benessere
promuova un’impresa paragonabile. È troppo tardi; in due anni
non si concreta qualcosa di valido. E tuttavia Roma potrebbe visualizzare
il suo futuro progettando l’Asse Attrezzato ed iniziandone la realizzazione.
Ecco un’idea: le celebrazioni si esplichino in un vasto cantiere, nella
città qualitativamente nuova in corso di attuazione. E i visitatori
siano chiamati a giudicare il plastico di Roma 2000 esposto sotto una tenda
luminosa. Niente retorica, discorsi brevissimi, nessuna spesa inutile, bando
alle parate; silenzio assoluto, per carità di patria, sulle nefandezze
perpetrate negli ultimi cento anni.
Tale programma può essere concretato. Nella carenza di ogni intervento
comunale, studiosi e professionisti, specie nell’ambito universitario,
hanno elaborato ricerche, ipotesi di soluzioni, progetti di larga massima.
Si tratta di coordinare gli apporti e di indire i concorsi. La stessa mostra
delle proposte alternative costituirebbe un’attrattiva di “Roma
‘70”.
Siamo agli sgoccioli, ma l’amministrazione capitolina può ancora
salvare la faccia, rilanciando il tema dello sviluppo urbano. È l’estrema
prospettiva di una città il cui bilancio urbanistico conduce altrimenti
alla disperazione.