Il Piano di Roma è approvato: inizia il sabotaggio
“L'architettura - cronache e storia” n. 90 anno 1963, “Editoriali in Breve”
Qualche mese
fa, apparve sui giornali la notizia che l'A.N.A.S. aveva accordato alla Società
Autostrade Romane la concessione di un contributo per il primo tratto della
Roma-Adriatica, cioè per il tronco che collegherà la capitale
a Tivoli, Arsoli e Torano. Il tracciato di questo tronco, secondo il piano
tecnico di massima che ha accompagnato la domanda della S.A.R., prevede l'attraversamento
di Roma a raggera, con percorsi sopraelevati sugli impianti ferroviari e sulle
zone verdi con diramazioni Termini-Tiburtina, Termini-Salaria, Termini-Ciampino
e Termini-Tirreno. La gravità dell'iniziativa è evidente. Una
serie di sopraelevate non previste dal Piano Regolatore ne mina la struttura;
il piano di Roma poi è imperniato sulla costruzione di un grande «Asse
Attrezzato» la cui realizzazione deve avere precedenza assoluta; proporre
una rete. di sopraelevate significa sabotare l'Asse Attrezzato alla cui costruzione
invece l'A.N.A.S. dovrebbe contribuire. Lo scandalo acquistò risonanza
nazionale attraverso un articolo pubblicato su «L'Espresso». Ad
esso seguì un'interrogazione parlamentare dell'on. Claudio Cianca,
il quale chiese al Ministro dei Lavori Pubblici: a) se sia conforme alle regole,
che dovrebbero guidare la pubblica amministrazione, la concessione di un contributo
statale ad una società privata per la costruzione di un'opera della
quale non vi è ancora un progetto preciso ed approvato; b) se la procedura
anomala non stia a significare accettazione di fatto, da parte dell'A.N.A.S.,
del Piano presentato dalla S.A.R. e quindi .anche della sopraelevata urbana,
per definire la quale si attende un deliberato di una commissione interministeriale
appositamente costituita; c) se la commissione predetta può avere competenza
in materia di Piano Regolatore di Roma e sovvertire ciò che è
stato approvato dal Ministro dei Lavori Pubblici e togliere valore di sostanza
alla deliberazione del Consiglio Comunale, che dovrebbe pronunciarsi sulla
opportunità o meno del cosiddetto «Asse Attrezzato» previsto
dal Piano Regolatore della capitale, Asse Attrezzato che diverrebbe inutile
o perderebbe il carattere di soluzione accentrata ed organica del traffico
metropolitano, qualora dovesse realizzarsi l'autostrada interna al territorio
comunale secondo il piano tecnico della S.A.R.; d) quali provvedimenti il
Ministro interrogato intenda adottare per imporre il rispetto della legge
e far fallire le manovre di quanti non hanno rinunciato a prendere iniziative
per compromettere più di quanto non sia compromesso, l'assetto urbanistico
della capitale». A questi circostanziati quesiti il Ministero dei Lavori
Pubblici ha risposto in forma quanto mai evasiva ed equivoca. Ecco il testo
della risposta: «L'autostrada abruzzese è stata compresa nel
piano di quelle da realizzarsi con il contributo dello Stato ai termini dell'art.
2 della legge 24-7-1961, n. 729, ma il relativo progetto è ancora in
fase di studio da parte della S.A.R. aspirante alla concessione della costruzione
e dell'esercizio dell'autostrada in parola». Fin qui, la risposta è
abbastanza chiara, benché non vi sia alcuna esplicita smentita -ciò
che è sospetto- di quanto i giornali hanno pubblicato in base a fonti
ufficiali. Ma il peggio viene ora: «Per quanto riguarda il tratto che
interessa l'abitato di Roma, esso dovrà essere definito in armonia
al Piano Regolatore di Roma e quindi col pieno assenso dell'Amministrazione
Comunale della capitale». Che cosa significa questo discorso? L'Amministrazione
Comunale ha approvato un Piano Regolatore che non include affatto questa rete
di sopraelevate.
Come può dare il suo «pieno assenso» al progetto, «in
armonia al Piano Regolatore»?
Il Ministero dei Lavori Pubblici deve attenersi alle leggi resistendo alle
proposte di varianti dei piani urbanistici. In questo caso, invece, sta provocando
il sabotaggio di un piano, salvo poi ottenere l'avallo formale di quella parte
dell'Amministrazione Capitolina che mal digerisce il fatto che Roma abbia
un assetto urbanistico decente.