Piacentini corrompe il centro di Ferrara

"L'Espresso", 15 luglio 1956

Virtù e scempio. Gloria e nefandezza. La città estense celebra, in una grande mostra dedicata a Biagio Rossetti, il genio del suo cinquecentesco organismo urbano; è la saga dell'architettura ferrarese che il Sindaco Luisa Balboni e l'Assessore alla Pubblica Istruzione, senatore Roffi, hanno organizzato con rara competenza e affetto per la cultura. Contemporaneamente, si ha la spudoratezza di scoprire la facciata di un orrendo, insulso palazzo, l'ultimo aborto del più nefasto architetto della storia italiana.
“Turpe nella trama e oscena nelle espressioni” è stata definita la "Moscheta" del Ruzzante che si rappresenta nel cortile del Palazzo dei Diamanti, in un gioiello di teatro provvisorio disegnato da Luigi Piccinato; la notifica arcivescovile ha proibito "ipso iure" ai fedeli di assistere alla commedia. Se i veti e le scomuniche fossero applicate all'architettura, i ferraresi dovrebbero essere obbligati a pararsi gli occhi di fronte alla mostruosità d'idiozia del nuovo Palazzo della Ragione e all'empio, svergognato architetto "littorio" Marcello Piacentini sarebbe imposto l’ostracismo più che a un lebbroso. Cinico ormai fino al masochismo, Piacentini ha voluto dimostrare a Ferrara fino a qual punto di degenerazione possa scendere un architetto. Lo sventramento dei Borghi, compresi quei due meschini palazzi di testata e la serie degli stolidi obelischetti-lampioni della via della Conciliazione, diviene al confronto un semplice incidente di una persona inabile; il Palazzo di Giustizia a Milano è solo un esempio di volgarità o di demenza senile: qui è stato superato ogni limite di decenza, si è operato a freddo il crimine nel cuore della città urbanisticamente più preziosa d'Italia. Di fronte alla Cattedrale, al commovente portico che la fiancheggia, al campanile albertiano e alla sublime abside di Biagio Rossetti, si è perpetrato un osceno e permanente atto architettonico a paragone del quale le battute licenziose "Moscheta" sono frivoli scherzetti.
«Nessuna attenuante può trovare la Torre dei Ribelli, quest'orrendo scatolone che sembra concepito da una fantasia non normale»ha scritto la "Gazzetta Padana" in un articolo intitolato «I record di bruttezza nel centro di Ferrara». In questa inattesa sollevazione della stampa indipendente e di destra ci sarà forse l'ingrediente di una speculazione contro l'amministrazione comunista di Ferrara. Siamo d’accordo col Sindaco: se avesse proibito il cosiddetto risanamento della zona, la stampa d'opposizione si sarebbe scaraventata contro un'amministrazione che, per «incomprensibili preconcetti a sfavore di un architetto di chiara fama», paralizzava le possibilità di sviluppo del centro urbano. D'accordo: ma resta lo scempio e la stampa, quali che siano i suoi motivi, ha sacrosanta ragione.
Di chi è la colpa? Di nessuno e di tutti come di regola nel nostro paese bramoso di irresponsabilità. Colpa di Piacentini? Nemmeno per sogno! Piacentini fa il suo mestiere, e se le commissioni di controllo urbanistico e architettonico comunali, e la Direzione Generale e il Consiglio Superiore delle Belle Arti lo lasciano a piede libero, egli continua a infierire sadicamente nei centri monumentali, perché un sadico è attivamente malefico.
Colpa del Comune? Nemmeno. Quando approvarono il progetto, gli amministratori di Ferrara sapevano a cosa andavano incontro, anche se oggi il risultato travalica le più sinistre previsioni: lo sapevano perché furono avvertiti, ammoniti, scongiurati di non dare il permesso di costruzione da tutti gli urbanisti e gli architetti qualificati. Ma il Comune si trovava alle strette: Piacentini era strettamente legato alle forze economiche che, sole, avrebbero potuto eseguire il lavoro. Non c'era scelta: o accettare Piacentini oppure rinunciare al risanamento e alla ricostruzione di una zona di tuguri. Bisogna pure capire le difficoltà degli amministratori di Ferrara: quando l'amministrazione delle Belle Arti dice «va bene», quando le commissioni tecniche approvano, come fa un Comune a vietare che si attui un lavoro che rivitalizza una zona del centro cittadino e implica l'occupazione di tanti operai? Allora la colpa è delle Belle Arti?
Guglielmo De Angelis d'Ossat, che si trovava a Ferrara per l'inaugurazione della mostra rossettiana, è stato esplicitamente attaccato dalla "Gazzetta Padana". Ma anche questo è ingiusto. Un direttore generale non è un giudice inappellabile: vi è il Consiglio Superiore delle Belle Arti di cui segue i pareri. E chi è stato per tanti anni nel Consiglio Superiore? Piacentini. Il conto dunque torna a perfezione.
È l'eredità sporca, fetida del fascismo che ancora impera, sgorbia i suoi progetti, si garantisce l'appoggio delle forze economiche, siede negli organi di controllo dello Stato, fa il cattivo e il pessimo tempo nel campo dell'edilizia.
Attorno, nessuno è responsabile, tutti guardano attoniti, non sanno che fare: un folle, bieco e degenere, ha stuprato Ferrara nobilissima.