"Verso un'architettura organica"
Saggio sullo sviluppo del pensiero architettonico negli ultimi cinquant'anni

Einaudi, Torino 1945. Edizione inglese "Toward an organic architecture", Faber & Faber, London 1950.

Prefazione a “Verso un’architettura organica”

Io ho sempre scritto pensando che il lettore, anche se non lo sa, è già dalla mia parte. Solo così potevo scrivere con sincerità.

Havelok Ellis, "La danza della vita".

Queste pagine non sono né una storia né una teoria dell’architettura moderna. Meno ancora un programma per un futuro movimento in architettura. Esse raccolgono osservazioni sullo stato dell'architettura fatte durante gli studi in Italia e in America, poi durante due anni di lavoro negli Stati Uniti.
L'intenzione originale era di presentare ai lettori italiani gli ultimi contributi sull'architettura americana con un breve accenno sugli intenti che li accomunano, e un'analisi dei complessi di case operaie costruite durante la guerra e dei nuovi metodi di costruzione prefabbricata. Ma, accingendomi a raccogliere il materiale, ho visto che l'« accenno» agli intenti, per essere chiaro, aveva bisogno di una base storica, e che le direttive e gli scopi dell'architettura americana avrebbero acquistato risalto se messi a confronto con quelli dell'architettura europea. Il presente libretto è quindi tutto dedicato alla prima parte del disegno originale, forse quella che ha minore importanza immediata.
Storie dell'architettura moderna sono uscite in gran numero negli ultimi anni in America e in Inghilterra ed alcune di esse sono eccellenti. Ma in generale queste storie si chiudono dopo aver trattato della prima generazione di architetti moderni, dei maggiori maestri che lavorarono, specie in Germania e in Francia, dalla fine della scorsa guerra agli anni intorno al 1933. Il mio proposito è invece di ricercare una direttiva nell'architettura degli anni più recenti; più che di storia, si tratta perciò di cronaca, ma è evidente che in essa già possa scorgersi un atteggiamento intellettuale e artistico verso l'architettura degno di essere esposto. I migliori architetti contemporanei vanno verso un genere di architettura cui qui si è dato il nome di organico; se non ha altro merito, questa qualifica per lo meno non finisce in «ista», indicando cosi di non essere un programma o un sogno di architettura, ma una tendenza concreta di edifici e di architetti.
La tendenza è ancora embrionale; più esattamente è un discorso interno, una critica intima dell'architettura moderna del primo periodo. Ha più forza in America che altrove per la presenza di un genio, Frank Lloyd Wright, che, operando per tre generazioni, precorre l'architettura moderna europea e, a mio parere, anticipa la sua liberazione dal momento programmatico. Terza ragione, in America il tronco di architettura organica di Wright ha sposato gli indirizzi europei e da tale connubio è sorto un nuovo movimento. Esso si ritrova, raggiunto per vie diverse, dai paesi scandinavi al Giappone e, invero, nelle intenzioni di molti architetti europei.
Si potrebbe dire che è pericoloso e inopportuno teorizzare su quanto si sta facendo ed è ancora potenziale. Questo può essere vero per uno storico; ma la generazione di architetti che alla fine della guerra sarà chiamata a ricostruire in immensi territori devastati, ha bisogno continuamente di fare un esame di coscienza.
Anche perché, impregnata delle teorie dei padri, se non si propone di pensare criticamente al proprio lavoro, anziché maturarle, le seguirà rigidamente e passivamente, oppure le abbandonerà senza giustificazioni.
Stabiliti i limiti dell'argomento trattato c'è da dire che forse sarebbe stato più esatto intitolare questo libretto "Verso un'edilizia organica" anziché Verso un'architettura organica", stabilendo cosi dall'inizio che, invece di fare una storia dell'arte, ci si accingeva al compito più modesto di trovare um indirizzo comune nel lavoro contemporaneo. Ma di tale illazione mi devo scusare solo con i critici che distinguono tra momento poetico, ragioni sociali e interesse tecnico. Dato però che il punto di prospettiva dell'autore è quello di un architetto e non di un critico nel senso professionale della parola, e dato che l'argomento trattato riguarda il presente, mi pare che l'uso della voce architettura sia giustificato. Il grande merito delle due generazioni che hanno dato nascimento e vita all'architettura moderna è quello di aver ristabilito, nel lavoro degli architetti contemporanei, l'indissolubile unità dei compiti sociali, tecnici e artistici.