Critico al tavolo da disegno
Professionista,
no; ma neppure rifugiato negli studi storici per impotenza creativa. Il critico,
coinvolto nelle tensioni delle avverse poetiche, mira anzi a determinare una
produzione più vasta, mediata dai colleghi.
Cosa gli interessa? L’impianto generale, i contenuti e gli obiettivi
del programma; poi, i particolari, le modanature. In breve, il primo e l’ultimo
atto, il gesto iniziale e la verifica dei segni. Come avviene? In due modi:
con uno schizzo a mano libera tracciato su un pezzetto di carta; dopo il travagliato
iter progettuale si constata che il messaggio dell'opera è racchiuso
proprio lì. Oppure, con un espediente indiretto, ancor più efficace.
Scrive un articolo immaginario, percorrendo l'edificio come se fosse realizzato.
Sottolinea l'idea, il metodo e, soprattutto, i difetti che rappresentano il
prezzo necessario di una scelta coerente. Nel risultato effettivo, il rapporto
tra pregi e demeriti si altera, ma non sempre negativamente.
PALAZZINA IN VIA MONTI PARIOLI 15, ROMA.
Con Luigi Piccinato e Silvio Radiconcini. Il principio lecorbusieriano delle
«ville sovrapposte», evidenziato nelle dissimmetrie volumetriche.
RESTAURO DI VILLA AURELIA, ROMA.
Alla sommità del Gianicolo, l'edificio liberato, nel 1946, dalle spurie
aggiunte ottocentesche.
PALAZZINA IN VIA PISANELLI 1, ROMA.
Con Silvio Radiconcini. Quattro «ville» articolate come se fossero
in campagna, completamente isolate. Organicità wrightiana nell'universo
urbano di Le Corbusier, con profilo di tetti “alla Gaudì”.
Lo schema è fra i più innovativi, ma l'allineamento delle finestre
e gli incastri fra balconi e pilastri ne attenuano l'espressività.
Si conclude così, nel 1950, la collaborazione con Piccinato e Radiconcini,
il «team» che ha prodotto anche il Ridotto del Teatro Eliseo,
in via Nazionale a Roma.