Incarico a Venezia
La battaglia universitaria fu combattuta
con limitata energia, perché alcuni iscritti all'APAO erano assistenti
universitari. Ma servì a scuotere le acque, a preparare alternative.
Un giorno venne all'APAO Giuseppe Samonà, diventato rettore dell'Istituto
Universitario di Architettura di Venezia. Disse che il Ministero stava predisponendo
i concorsi per la libera docenza. Ci spinse a partecipare. «Tu soprattutto
devi concorrere» disse, rivolgendosi a me. «Hai scritto Verso
un'architettura organica e altri saggi. Devi candidarti per la libera docenza
in Storia dell’Architettura». Non ci avevo mai pensato, detestavo
l'idea di appartenere ad un'istituzione. Ma seguii il consiglio di Samonà.
Nel 1948 mi presentai con sette pubblicazioni, vinsi due libere docenze in
materie storiche affini ed ebbi subito un incarico di insegnamento a Venezia.
A Venezia Samonà raccolse i profughi, i non-professori, i migliori
architetti moderni di tutta Italia: Luigi Piccinato, Giovanni Astengo da Torino,
Franco Albini, Ignazio Gardella, Ludovico Belgiojoso, poi Giancarlo De Carlo
ed altri. Una Facoltà d'avanguardia incuneata in una struttura universitaria
vecchia. Una sfida alle altre Facoltà, agli altri atenei.
Quindici anni di intenso e appassionato insegnamento a Venezia, con due eventi:
la prolusione del 1948, dedicata allo storico dell'arte austriaco Franz Wickhoff,
scopritore dei caratteri originali dell'arte romana; e la prolusione del 1963,
con cui si inaugurò la sede dei Tolentini, dedicata a Michelangiolo
architetto. Avevo appena vinto il concorso per la cattedra di Storia dell’Architettura
promosso dall'Università di Palermo. Era il primo concorso di Storia
dell’Architettura indetto in Italia. Risultati: 1. Bruno Zevi; 2. Guido
Di Stefano; 3. Renato Bonelli.
Avevo rinunciato a Palermo. Nell'Auditorium dei Tolentini, gremito, si distingueva:
la haute artistocratica veneziana, dal conte Cini in giù, che mi aveva
ignorato per quindici anni.
Segue un pranzo di festeggiamento sulla terrazza dell'Hotel Danieli. Al centro
del lungo tavolo ci sono io, con a fianco, da un lato, il Sindaco di Venezia,
Favaretto Fisca e, dall'altro, il presidente della comunità israelitica
di Venezia. Fra i convenuti: Sergio Bettini, Emilio Vedova, Riccardo Musatti,
Giuseppe Mazzariol e molti altri che si possono riconoscere nelle fotografie.
Dovrei essere felice ma, come sempre in queste occasioni, sono rovinato dal
mal di denti.