Rubrica di architettura sul settimanale "Cronache"

Un famoso commediografo irlandese, George Bernard Shaw, diceva che scrivere un articolo alla settimana è impossibile. Si possono scrivere due o tre articoli al giorno, dieci al mese, ma uno alla settimana no. Io ho scritto un articolo alla settimana per 46 anni. La cosa nacque così: ricevetti una telefonata da un signore, Gualtiero Jacopetti, il quale, intenzionato a varare un nuovo settimanale dal titolo “Cronache”, chiedeva di incontrarmi. Mi disse: «Desidero che lei pubblichi una serie di saggi, da due a dieci, sulla città di domani». Risposi: «Non ci penso neppure, non ho tempo da perdere con i settimanali. In un solo caso ammetterei di collaborare: se mi affidate una rubrica fissa, che legittimi l’architettura, vicino alla letteratura, la musica, le arti figurative, il cinema, le scienze». Jacopetti ci pensò per un giorno, poi disse: «Si può fare». Così è nata la rubrica di architettura “Cronache” passata l’anno seguente all’Espresso. Il primo numero di “Cronache” esce il 18 maggio 1954, l’ultimo il 30 novembre dello stesso anno. L’atmosfera politica e culturale è pesante. Siamo a dieci anni dalla lotta di liberazione, e l’impeto della resistenza si è spento. Finito dal ‘47 il Partito d’Azione, chiuso “Il Politecnico” di Elio Vittorini, dopo la vittoria conseguita dalla Democrazia Cristiana nel ‘48 si vive in un clima plumbeo, che Carlo Levi ha descritto ne “L’orologio”. La mia rubrica si apre con un bilancio architettonico del decennio '44-'54, con lo splendido memorial delle Fosse Ardeatine a Roma, con il concorso per il corpo frontale della stazione Termini, con il villaggio della Martella presso Matera e la fabbrica Olivetti a Pozzuoli. Tra le opere più significative, la ricostruzione del michelangiolesco ponte a Santa Trinita a Firenze, il progetto di una palazzina sul Canal Grande di Frank Lloyd Wright, con la furibonda polemica che ne seguì, un auditorium sospeso di Franco Albini per la Triennale di Milano, i primi allestimenti museografici.