Ritorno a Roma
Tra l’America
e l’Inghiterra, è meglio l’Inghilterra perchè è
più vicina all’Italia. Adesso mi offrono di andare in Francia,
che è ancor più vicina. Ma sì, accetto, firmo la domanda.
Qualche giorno dopo, chiamata dell’Intelligence. «Se lei desidera
tornare in Italia, siamo a sua disposizione». «Davvero? Benissimo».
Mi dimisi dall’ufficio americano. Mi portarono in un aeroporto “somewhere
in England”, presi un aereo dove si moriva di freddo perché dovevano
volare alto per evitare la contraerea tedesca ancora attiva nella Francia
occupata. Scesi a Napoli, confuso ed estasiato.
Salto l’incontro con Mario Alicata, che dirigeva il quotidiano comunista
e quello con Luigi Cosenza che mi fece conoscere tutti i giovani che lavoravano
per il piano di ricostruzione. Presi un aereo che mi portò a Roma,
all’aeroporto dell'Urbe. Con una camionetta militare, fui scaricato
in via Veneto. Ero arrivato a Roma.
Ancora un piccolo episodio, prima di chiudere. Volevo sapere qualcosa dei
miei parenti, nonna, zii, cugini. Presi l’elenco telefonico e cercai
“Zevi”. Non ce n’erano. Saranno morti tutti. Non mi venne
in mente che i nomi ebraici fossero stati cancellati dagli elenchi.
Finalmente si torna all’architettura. Lo scisma tra architettura e politica
si verificherà altre volte nella vita, per esempio nel 1953 quando,
per combattere la «legge truffa», abbandonai il lavoro. Ma nulla
di paragonabile allo stacco determinato dalla guerra e finito con il ritorno
a Roma.
Il Partito d'Azione
Si dice che gli anarchici spagnoli,
quando, chiedendo a qualcuno «Di che partito sei?», udivano la
risposta «Di nessuno», lo investissero di insulti: «Meriteresti
la fucilazione, perché sei un "incontrolado" schifoso».
Per evitare una simile sorte, una volta iscrittomi al Partito d'Azione, non
ho più cambiato. Nego di essere un "incontrolado", appartengo
al P.d.A. anche oggi, lo impersono, lo rappresento. Tra l'altro, ridisegnai
la testata di «L'Italia libera», il quotidiano del mio partito,
che continuo a leggere ogni mattina con l'immaginazione, ipotizzando le piattaforme
politiche su cui insisterebbe, qualora uscisse.